All’alba giro in macchina per le strade di Roma. C’è un filo di nebbia, una bruma sottile

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A furia di guardare tutto
All’alba giro in macchina per le strade di Roma. C’è un filo di nebbia, una bruma sottile

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A furia di guardare tutto
Il primo sguardo da gettare sul mondo è quello della poesia che coglie i particolari per definire il tutto o individua il tutto per comprenderne i particolari; il secondo sguardo è quello della scrittura in prosa (romanzi, saggi, racconti o diari non importa poi troppo purché avvolgano di parole la vita e la spieghino con

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IL TERZO SGUARDO n.10: Lo sguardo di Ipazia. John Toland, “Ipazia. Donna colta e bellissima fatta a pezzi dal clero” e “AGORA”, regia di…
Ho dedicato le ultime due settimane alla lettura de Il museo dell’Innocenza di Orhan Pamuk. Il nobel turco è uno di quegli autori per il quale nutro un’ammirazione senza confini. C’è una qualità nella sua scrittura che rappresenta uno di quei doni che ogni scrittore aspetta per una vita e che a volte giunge, come

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Pamuk e la memoria delle cose
Michel Leiris Edmond Jabès [ Nota del traduttore ] Le grand jeu de Francis Bacon (1977) era la prefazione al catalogo di una mostra di Bacon alla Galerie Claude Bernard di Parigi, poi ripresa in M.

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Il gioco e la metamorfosi. Su Francis Bacon
di Francesco Sasso Uno dei più originali, quello che meglio d’ogni altro è riuscito a connettere vari linguaggi artistici (immagine e parola in primis), sembra a me Marco Giovenale. Presente in rete con slowforward, redattore della rivista sperimentale Gammm, autore de La casa esposta (Le lettere, 2007), la cui formazione culturale e letteraria si svolge

Fonte Articolo:
«L’errore è nello sguardo»: Marco Giovenale, “Storia dei minuti”
Riporto una frase di Kurt Vonnegut Jr estratta da un tributo ad Allen Ginsberg: “Ad essere sinceri dobbiamo ammettere che la poesia più grande soddisfa pochi profondi appetiti nei tempi moderni”. Ci rifletto su, come mi capita spesso, quando isolo un pensiero, una frase, in un contesto più grande, che però mi aiuta a comprendere

Fonte:
A World Apart
Rosa Pierno Émile Gallé La decorazione simbolica e altri scritti per l’arte a cura di Luca Quattrocchi , Lugano, Pagine d’Arte , 2009 Entrare nel laboratorio dell’artista/artigiano Émile Gallé equivale a entrare in un luogo intimo, dove si respira un’atmosfera avvolgente, la quale incute quasi una sorta di soggezione, poiché vi si avverte l’enorme dedizione che, al lavoro che si svolge nel suo laboratorio, egli dedica, insieme all’appassionata difesa con cui propugna le sue posizioni progettuali.

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La decorazione simbolica
Nella piazza centrale del paese c’è un palco. Dietro al palco c’è un tendone bianco, dalle aperture sui lati entrano ed escono in continuazione ragazze con l’aria considerevolmente affaccendata

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Miss qualcosa
Stamattina rileggevo dei brani tratti da Nel ventre della balena e altri saggi di Orwell. Un passaggio in particolare mi ha colpito, quello in cui Orwell dice: “Uno stato totalitario rappresenta in effetti una teocrazia, e la casta regnante, allo scopo di conservare la propria posizione, deve passare per infallibile. Ma dato che in pratica

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Rileggere Orwell fa sempre bene
Nadia Agustoni Le parole che dobbiamo imparare. A chi scrive dall’esilio o dalla solitudine, da un’esperienza del margine vissuta a tratti collettivamente e quasi sempre individualmente, l’incontro con chi è già di là del margine, forse senza averne toccato l’alterità, è un arduo confronto.

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Le parole che dobbiamo imparare
Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende

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STORIA CONTEMPORANEA n.52: Stefano Lanuzza, “Maledetto Céline. Un manuale del caos”
Giuseppe Zuccarino Claude Simon e la mano che scrive L’arte della descrizione In uno dei primi romanzi di Simon, poco noti in quanto l’autore non ne ha mai autorizzato la riedizione, si incontra un brano per molti versi significativo. Il narratore interno al testo immagina che chi sta leggendo gli rivolga delle domande e cerca di rispondere alla propria maniera. Le due voci che s’incrociano in questo dialogo vanno districate l’una dall’altra: «Mi scusi se la interrompo, signore, ma vorrei chiederle un chiarimento

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Claude Simon e la mano che scrive
Il rapporto che mi lega alle librerie è regolato da qualcosa che ha a che con la sociopatologia e coi disturbi della personalità. Ci sono librerie che mi mettono a disagio, altre nelle quali mi sento come a casa, altre ancora in cui potrei invitare un po’ di amici con i quali intrattenermi a conversare

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Patologia di un lettore a corto di vita sociale
Scrive Valeria Gandus su Il fatto Quotidiano : Jasmina è serba. Una serba atipica che non sa che cosa sia il nazionalismo se non per averlo subito: fiera oppositrice di Milosevic, durante l’ultimo conflitto dei Balcani, quello poi sfociato nella guerra del Kosovo, teneva un diario online (Normalità, il diario di un idiota politico, poi pubblicato in Italia da Fandango) attraverso il quale raccontava al mondo la vita quotidiana sotto le bombe della Nato e, insieme, denunciava la stupidità e la ferocia del regime che quella guerra aveva provocato. Una «serba traditrice» non solo per Milosevic ma per gran parte dei suoi connazionali che ancora oggi non le perdonano le denunce degli orrori (a cominciare dalla strage di Srebrenica) compiute in nome della grande madre Serbia, una nazione che ha perso tutte le guerre che ha combattuto, primato di cui Jasmina va particolarmente fiera.
